ERITROFOBIA

 Dott. Ivo Tarfusser

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Introduzione

L’eritrofobia (dal greco erythros - rosso), conosciuta anche come ereutofobia (dal greco ereuthos - arrossamento, rossore), viene definita la paura di arrossire, originata da una serie di sintomi e da fattori genetico-costituzionali dell’individuo che trovano il proprio centro propulsore nell’emotività.


Descrizione del disturbo:

La manifestazione fisica di questo disturbo è l’IPEREMIA DEL VISO (eritema): la persona improvvisamente assume un colorito acceso a causa dell’aumento repentino della quantità di sangue nei vasi superficiali dilatati (inglese: facial blushing); ciò è maggiormente visibile nelle popolazioni di carnagione chiara.

Strettamente connessi sono i FATTORI PSICOLOGICI legati alla paura di commettere errori, di far brutta figura, di fallire un obiettivo, di non sentirsi all’altezza delle situazioni, alla frustrazione di non raggiungere la perfezione desiderata.Il sintomo si manifesta soprattutto quando l’individuo, trovandosi al centro dell’attenzione di un gruppo, teme di arrossire avvertendo contemporaneamente tachicardia, senso di costrizione-tensione a livello del torace ed un senso di forte calore che sale verso il viso.

Anche la più piccola esitazione o la convinzione di non riuscire ad apparire disinvolto può causare un così forte disagio da non permettere di affrontare la situazione con scioltezza, costringendo l’individuo a focalizzare la concentrazione nel tentativo di arginare il fenomeno, innescando quel processo a spirale di angoscia ossessiva che potrebbe improvvisamente bloccare la mente e far nascere nel soggetto il desiderio di sparire o di fuggire.

Molteplici possono essere le CONSEGUENZE:


Trattamento

Tecniche di rilassamento:

Esistono diverse tecniche fisiche e mentali che mirano ad alleggerire la tensione nervosa e a prevenire gli attacchi di rossore, utilissime in alcuni soggetti, meno efficaci in altri. Si tratta di metodiche come l’autosuggestione, lo yoga, il training autogeno, tecniche di respirazione e di rilassamento muscolare progressivo, tutte miranti a migliorare l’autostima e la fiducia nei propri mezzi e/o a ridurre le reazioni fisiche indesiderate (soprattutto le palpitazioni). Queste tecniche possono essere esercitate in gruppo o da soli, o come complemento di una psicoterapia.

Psicoterapia

Una consulenza psicologica è quasi sempre indicata. Per l’eritrofobia le tecniche generalmente applicate sono la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) o l’ipnosi. La terapia di confronto (cosiddetto “flooding”), potenzialmente efficace in altri tipi di fobie, non è consigliabile e può anzi aumentare la vulnerabilità del soggetto. In genere la psicoterapia non elimina il riflesso neurovegetativo dell’arrossamento, radicatosi in anni, ma può facilitare il soggetto a convivere con questa reazione, ridimensionandone l’impatto sulla propria qualità di vita, anche attraverso un miglioramento del grado di autostima.

Farmacoterapia

I seguenti principi farmaceutici sono spesso impiegati per contrastare la sintomatologia fisica e/o le conseguenze psicologiche, soprattutto l'ansia, che ne derivano:

Si tratta di una classe di farmaci ad azione antidepressiva che si è rilevata utile anche nelle sindromi compulsive e anancastiche, riducento il livello di ansia scatenato da pensieri ossessivi. Nel caso dell’eritrofobia questi farmaci possono diminuire la costante paura e la preoccupazione di arrossire, aumentando la soglia di stress che scatenerebbe la sindrome.

Chirurgia del nervo simpatico (simpatectomia, blocco del nervo simpatico)

Già negli anni 80 venne osservato un effetto positivo sulla sindrome del rossore facciale (eritema simpaticogeno) in pazienti che subirono, per altri motivi, l’interruzione dei primi gangli dorsali del nervo simpatico (Wittmoser). Negli anni 90 le indicazioni per la simpatectomia endoscopica toracica vennero estese, oltre che per le sindromi di iperidrosi, anche all’eritrofobia.

Oggigiorno la chirurgia del nervo simpatico viene proposta come alternativa terapeutica ai pazienti con eritrofobia invalidante, qualora un controllo soddisfacente del disturbo non possa essere ottenuto tramite le misure non-chirurgiche.

La terapia chirurgica è efficace soprattutto nelle forme classiche di eritema simpaticogeno come descritte sopra, caratterizzate da rossore improvviso che coinvolge tutto il volto ed associato ad altri sintomi di iperattività del sistema nervoso simpatico, in primo luogo le palpitazioni. 

Non rispondono altrettanto bene al trattamento chirurgico le forme localizzate del rossore facciale (cosiddette geografiche), contraddistinte da un intenso arrossamento delle guance e/o delle orecchie, mentre la fronte e soprattutto l’area periorale rimangono pallide; in questi casi, visti i risultati imprevedibili (risultato positivo sotto il 50% dei casi), la chirurgia non può essere consigliata. 

Un'ulteriore variante di rossore facciale si sviluppa tipicamente in modo lento e graduale in seguito ad attività fisica/sportiva o per una prolungata esposizione al calore. Con l'intervento in questi casi si ottiene solo una parziale riduzione del rossore, in quanto oltre all'iperattività neurovegetativa altri mecanismi entrano in gioco nello sviluppo della vasodilatazione al viso. Quantitativamente tale riduzione dipende dall'entità degli altri mecanismi coinvolti, non mediati dal sistema simpatico (p.es. sostanze vasoattive ormonali e non, effetto vasodilatante diretto del calore), che varia da individuo a individuo.

L’intervento, eseguito in anestesia totale, consiste nell’interruzione del nervo simpatico (tronco simpatico) tra i gangli D1 e D2 localizzati nella sommità della cavità toracica vicino alla colonna vertebrale. Oggigiorno si preferisce interrompere il nervo applicando una graffetta di titanio (ESB – blocco del nervo simpatico dorsale in endoscopia) al posto di una divisione irreversibile (ETS - simpaticectomia endoscopica toracica).

L’intervento sortisce indiscutibilmente risultati ottimi per quanto riguarda il rossore e lo stato fobico e per molti pazienti è una liberazione da anni di sofferenza, silenziosa, soffocante e spesso sottovalutata. Secondo diversi studi, la percentuale di successo nei centri con maggiore esperienza nel trattamento chiurgico dell’eritrofobia varia da 90-95%. Bisogna sottolineare però che l’intervento può essere inefficace in alcuni e in altri sussiste l’eventualità di una ricaduta parziale o completa, rischio quantificabile al 5-8% nei primi 3 anni dopo l’intervento. Ne risulta una percentuale di cura definitiva di oltre l’85%, a condizione di una selezione accurata dei candidati a tale trattamento effettuata da un chirurgo che non solo possegga una grande esperienza operatoria con tecnica ottimizzata a tale scopo, ma soprattutto una profonda conoscenza del disturbo.

Gli aspetti negativi del trattamento chirurgico sono caratterizzati da una varietà di effetti collaterali che possono comparire nel periodo postoperatorio a breve o a lungo termine:

a)    sudorazione compensatoria: sudorazione al tronco e/o alle gambe, riferito dalla maggioranza degli operati, in genere di lieve o moderata entità, ma che in una minoranza di casi può raggiungere livelli insopportabili. Nella nostra casistica, tra i pazienti operati per eritrofobia la percentuale di reversione (cioè l’ asportazione delle graffette a causa di effetti indesiderati) per iperidrosi compensatoria è del 1%. Al confronto, il 12% dei pazienti operati per iperidrosi facciale richiedono la rimozione delle graffette a causa della sudorazione compensatoria eccessiva. Da notare che la sudorazione compensatoria non comprende mai viso e mani, che anzi tendono a risultare più asciutti dopo l’intervento.

b)    abbassamento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa, riduzione della reattività del sistema cariocircolatorio a stimoli emotivi: è un effetto che si nota soprattutto nei pazienti operati per eritrofobia e che è meno evidente in quelli operati per iperidrosi. Si tratta quasi sempre di un fenomeno gradito che contribuisce considerevolmente a dare quella sensazione di tranquillità e serenità che generalmente subentra all’ansia. Una riduzione eccessiva della pressione arteriosa o della frequenza cardiaca può creare uno stato di astenia e stanchezza che talvolta (in ca. il 2% dei casi) porta il paziente a farsi rimuovere le graffette. Quest’astenia contrasta con l’aumento di energia e vigore che la maggior parte dei pazienti avverte non appena si sente liberata dall’ansia opprimente.

c)     sudorazione gustatoria: si tratta di un’accentuazione del senso di calore e della sudorazione al viso in seguito all'assunzione di particolari cibi, soprattutto quelli piccanti. Il fenomeno si manifesta in ca. un terzo degli operati, ma raramente in modo vistoso e fastidioso.

In sintesi, si tratta di un intervento sicuro, raramente gravato da complicanze (in maggior parte peraltro di scarso rilievo clinico) e con risultati ottimi per quanto riguarda il controllo del sintomo del rossore improvviso e dello stato fobico che ne deriva. Le possibili e mai completamente prevedibili reazioni del sistema neurvegetativo simpatico, altamente dinamico nell’addattamento a nuove situazioni, ne richiedono però un utilizzo altamente selettivo e responsabile, limitato ai casi refrattari o inadatti a terapie alternative, nei quali i danni alla situazione psicosociale dell’individuo causati dall’eritrofobia sono tali da giustificare eventuali effetti collaterali. Bisogna peraltro sempre tenere presente che la terapia possa rivelarsi inefficace e che, a lungo termine, il 10-15% degli operati non si considerino soddisfatti del risultato. In ogni caso, l’autore propone l’impiego di una tecnica chirurgica potenzialmente reversibile (ESB) al posto di tecniche distruttive (taglio, coagulazione, asportazione di gangli).


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dott. Ivo Tarfusser

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Tel: 0473 237312, 335 241686
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2005-04-17